Final Fantasy GdR: Il Garden di Trabia

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Angel's Adolescence, Burst Angel Pesmerga
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Angel Adolescence
Chapter 1: Burst Angel Pesmerga
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Timber, 8 anni dopo la battaglia di Dollet



La pioggia cadeva senza tregua da ormai tre giorni, la stessa città ormai pareva essersi abituata al clima funesto ela gente non esitava più ad armarsi di ombrelli e impermeabili per uscire di casa.
Le strade quindi tornarono ad essere affollate.

Coperta da un impermeabile giallo la ragazza continuava per la sua strada, si era trasferita da poco a Timber, ma era riuscita a comprarsi un appartamentino economico e a trovarsi un lavoro come cameriera cosplay nel ber del quartiere.
Ovviamente sia bar che appartamento non stava nella zona più rinomata della città, ma questo poco importava per lei, anzi le faceva comodo, nascondersi in una zona come quella era davvero utile, soprattutto a causa della sua seconda professione...

Insomma poteva definirsi contenta e benestante dopotutto.
In quel periodo non lo potevano dire in molti, soprattutto a causa degli immigrati di Dollet;
Povertà, disoccupazione e delinquenza erano cresciute un po' in tutte le città, ma l'impatto più grande lo subì Timber essendo la città più vicina.
Così rapine, omicidi, prostituzione e altre cose del genere non poterono che crescere, accompagnate da un sempre più crescente odio razzista nei confronti dei Seguaci della Strega e della gente di Dollet in generale.
Ma a lei tutto questo poco contava, sorrise soddisfatta della spesa e si diresse a casa, stasera avrebbe lavorato.


La pioggia cadeva in quella fottuta città, era riuscita a scappare ancora, la cena , pane e formaggio, era garantita anche quella sera.
Erano due settimane che sopravviveva a Timber, era già un anno che girava per il mondo da sola, abbandonata anche da quello che per sette anni era stata la cosa più vicina a un genitore.

"Non ci serve Lui, ormai possiamo cavarcela da sole"

Non era esattamente una voce che sentiva nella testa, ma più una sensazione, uno stato emotivo ribelle che la convinceva di non aver bisogno di nessuno, quindi non le dava molto peso, ogni volta che quella sensazione tornava, si limitava a concentrarsi sulla realtà, aveva la cena, aveva un tetto sotto cui stare, quel magazzino abbandonato era perfetto, mancava un letto e delle coperte, ma in un qualche modo avrebbe rimediato.
Era stata una sua scelta vivere così, non se ne pentiva un solo istante, solo.... a volte sentiva davvero freddo.
Dentro.
Nel petto.

Si avvicino le ginocchia e le abbracciò abbassando al testa su di esse, i vestiti che aveva addosso non bastavano a proteggerla dal freddo e dall'umido, ma andava bene così...
La sinistra quindi cominciò ad aggiustare i lunghi capelli argentei, non li tagliava da sei anni ormai, erano diventati davvero lunghi....
Tornò nuovamente alla realtà, prese il pane fissandolo avidamente, non esitò ancora e iniziò la sua cena, fuori stava già tramontando e quella sera non era riuscita a procurarsi una candela.



"Ecco fatto"

La cena era pronta, questi erano i momentidella giornata che preferiva, la quiete prim della tempesta, certo, adorava pure la tempesta, ma era conscia del fatto che senza quella pausa dalla sua vita così roccambolesca la sua vita sarebbe stata di certo meno piacevole e duratura.
Canticchiando allegramente portò la cerna a tavola, apparecchiò con cura e si sedette finalmente davanti a quel piatto di minestra.
Si, quella sera avrebbe dovuto correre, quindi nulla di pesante, una minestra con pane, insalata di verdure miste e dessert era quello che serviva per dare la carica.

"Grazie del cibo!"

chiudendo gli occhi e unendo le mani ringraziò del cibo, All'orfanotrofio le avevano insegnato che nulla era dovuto e che bisognava ringraziare anche per le piccole cose.
Sapeva benissimo che quel vizio non se lo sarebbe tolto mai più...
Accese la tv, cenare in silenzio era davvero triste e poi al notiziario avrebbero potuto dare informazioni utili per il colpo di quella sera...

"...Ennesima aggressione nei quartieri periferici di Timber, il gruppo terroristico conosciuto come "Cacciatori di Gufi" denuncia il coinvolgimento delle forze dell' or..."

Niente, magari in un altro canale

"..umento della disoccupazione ha causato la'umento del 3% del tasso di pov..."

Nulla...Altro canale.

"Tutta Timber attende con ansia l'inaugurazione del nuovo centro televisivo della neonata rete televisiva "Timber Premium" il galà inaugurato dal ricco magnate..."

Bingo!

"In esposizione ci saranno inoltre la collezione di gioielli "Wicht Wish" ritenuti la principale fonte di successo della collezione autunno/inverno della gioielleria "Pandora's Jewels"..."

"Ah parlano dei miei gioielli!"

La ragazza esultò all'apparizione di quei diamanti, certo, non erano ancora suoi ma da li a sei ore il discorso avrebbe assunto tutt'altro valore.
Sogghignando e sognando le sue future richezze finì la cena, si buttò sul divano e si concesse qualche ora di sonno prima di prepararsi per il colpo.

"Ci è giunta ora la notizia di un incendio nella zona industriale di Timber, pare che un magazzino abbandonato sia stato il teatro di uno scontro a fuoco, le forze..."

Zap. il televisore si spense al comando della ragazza, non aveva tempo per queste cose, doveva riposare prima del colpo.


Freddo, faceva freddo, e quel telone non scaldava un cazzo, e la pioggia continuava a cadere, aveva vissuto nottate migliori, alcune addirittura piacevoli , sotto le stelle, bhe quella non ne faceva parte, e la giovane vagabonda nemmeno si immaginava che le cose erano destinate a peggiorare...



I magazzini della Timberset erano solitamente ben sorvegliati, materiale per gli studio, apparecchiature elettroniche, interi set televisivi erano raccolti in quegli enormi capannoni.
Migliardi di Guil stavano abbandonati li, ma quella sera c'era dell'altro, una zona era particolarmente sorvegliata, uomini armati e macchine da guerra facevano la ronda intorno a un magazzino vicino a quello dove dormiva la barbona.
I gioeilli della collezione Wicht Wish erano custoditi in quel finto capannone, una autentica cassaforte nascosta e custodita dai più diabolici sistemi di sicurezza.

Tutti ovviamente disattivati, a far compagnia alle guardie addormentate dal gas soporifero.

Il soldato, completamente vestito di nero, con addosso dei visori notturni, con un movimento della mano ordinò silenziosamente ai suoi subordinati di avanzare.
Armati, veloci, silenziosi e precisi, anche il più grande dei pivelli avrebbe capito che si trattava di professionisti, che fossero ladri poi, bastava sapere cosa conteneva quel magazzino per capirlo.

Il gruppo raggiunse il cavou, ci vollero 13 secondi per aprirlo, nel frattempo quello che doveva coprire la fuga si allontanò dal gruppo per cercare un punto nascosto per sparare
Altri 30 secondi e il gruppo era fuori con le borse e il cecchino pronto a coprirgli la fuga, tuttavia nemmeno a un gruppo organizzato come il loro poteva andare tutto liscio.

"Alpha 1 abbiamo un segnale, sganciati."

"Occhio notturno vedi qualcosa?"

"Due segnali sul radar, zero in campo visivo strada all green, muovetevi"


Ma il tempo di finire la frase e la torre in cui si era nascosto esplose illuminando la zona.

"Ma che cazz.."

"Davanti a noi qualcosa si è mosso!"


Come uno spettro una figura corse a una velocità impressionante contro il team di ladri, che rapidi si ritirarono nel capannone facendo fuoco contro l'agressore.

"Wedge porca troia avevi detto che era All Green!"

"N...non capisco, il satellite non segnala nulla!! CRISTO SIAMO STATI HACKATI! E' Impossibile!"

"Dov'è George!"

"E' scappato lo stronzo! merda vedi qualcosa?"

"Non vedo nulla, Wedge trovaci una via di fuga....Wedge?"


Voltarsi forse fu l'errore più grosso della sua vita, lo spettacolo di una testa che rotola, sopratutto se conosci il proprietario di quella testa, non è mai bello...

"GUAAAAH"

E la sua ultima immagine fu una sottile lama rossa....



...

La notte era orribile, la pioggia continuava a cadere e il cielo era nero pece, il gigante poggiò a terra la sua arma ancora fumante...

"Te ne sei fatto sfuggire uno, viola segnalava cinque forme di vita"

La ricetrasmittente non esitò a dargli risposta.

"Scemo di un gigante, se non avessi fatto esplodere mezza area di missione li avrei uccisi senza problemi! di a Viola di tracciare l'ultimo ladro..."

"Hai sentito?"

"Si, sta scappando a est, verso un capannone, attenti vedo due civili"


Il gigante sorrise sadicamente, con un lieve sforzo sollevò l'enorme arma.

"Persone sfortunate in un giorno sfortunato, non potranno godersi l'azzurro del cielo prima di morire..."

"Ma io potrò godermi il rosso del loro sangue...."



<continua>





Edited by Juny - 2/9/2009, 17:36


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Tu lo sai cos'è un mostro?
Il mostro è quella creatura diversa da te.
Quella bestia che ti fa tanta paura.
Ma perché hai paura dei mostri?
Perché sai che possono farti del male, ti divoreranno.
Nessuno può salvarti dai mostri.
Gli eroi non esistono,
Di mostri invece ce ne sono fin troppi.
Indossano maschere per ingannarti.
Ti sorridono.
Pregustano il banchetto in cui sarai la loro portata più dolce.
Ti abbracciano.
Tastano la qualità della loro cena.
Ti allungano la mano.
Non vogliono che tu scappi.
Il mondo è composto dai mostri e dalle loro prede.
Io sono un mostro, tu la preda.
Ma sono buona e non ti mangerò.
Per ora.
Ti prometto che nessun altro oltre a me ti gusterà.
Come?
E' Semplice.
I mostri non mangiano i mostri.
Non essere preda, sii anche tu un mostro.
E insieme, varcheremo i giardini della Follia.

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Ti ho corretto ADOLESCENSE XD.
Punti EXP ottenuti fin'ora: 8.

Gimme siren, child and do you hear me?
Gimme siren, child, and do you hear me call?
Sing, Child, of right and wrong!
- gimme things that don't last long
Gimme siren, child, and do you hear me call?
. SING . THIS . CORROSION . TO . ME .


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Scheda Tecnica

CITAZIONE
- Di notte, - sentenziava un vecchio Proverbio, - tutti i gatti sono bigi. - E io son nero, - disse un gatto nero attraverso la strada. - E' impossibile: i Vecchi Proverbi hanno sempre ragione. - Ma io sono nero lo stesso, - ripeté il gatto. Per la sorpresa e per l'amarezza il Vecchio Proverbio cadde dal tetto e si ruppe una gamba. Un altro Vecchio Proverbio andò a vedere una partita di calcio, prese da parte un giocatore e gli sussurrò nell'orecchio: - Chi fa da sé fa per tre! - Il calciatore si provò a giocare al pallone da solo, ma era una noia da morire e non poteva vincere mai, perciò fece ritorno in squadra. Il Vecchio Proverbio, per il disappunto, si ammalò e dovettero levargli le tonsille. Una volta tre Vecchi Proverbi si incontrarono e avevano appena aperto bocca che cominciarono a litigare: - Chi bene comincia è a metà dell'opera, - disse il primo. - Niente affatto, - disse il secondo, - la virtù sta nel mezzo. - Gravissimo errore, - esclamò il terzo, - il dolce è in fondo. Si presero per i capelli e sono ancora lì che se le dànno. Poi c'è la storia di quel Vecchio Proverbio che aveva voglia di una pera, e si mise sotto l'albero, e intanto pensava «Quando la pera è matura casca da sé». Ma la pera cascò soltanto quando fu marcia fradicia, e si spiaccicò sulla zucca del Vecchio Proverbio, che per il dispiacere diede le dimissioni. [Vecchi Proverbi, Favole al Telefono - Gianni Rodari]

 
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Un continuo ticchettio, pioggia che cadeva su un tetto sgangherato … no erano dita che rapide scrivevano al computer … forse entrambe le cose…
“Mhuhh”
Un verso davvero strano, una specie di mugolio sordo, la bocca terribilmente impastata e la testa pesante.
Cosa aveva fatto la notte prima per ridursi così?
“Ti sei svegliata? Rosso diceva che prima di due giorni non avresti recuperato”
Una voce vuota e infantile allo stesso tempo, lentamente voltò il capo senza alzarsi, decise con grossa fatica di aprire gli occhi, la vista era un po’ sfocata, ma nulla di strano….
“Viola…”
Una ragazzina minuta, con grossi occhi marroni fissi sullo schermo del computer, continuava a svolgere il suo lavoro senza distrarsi, le dita erano così veloci a battere sulla tastiera che non si vedevano…
“Nero vuole parlarti, ha detto che aveva una cosa per te, domani partirai, forse non ci vedremo più…”
“Mh… non lo so se voglio partire … e se la è peggio di qui? Insomma sono sempre militari…”

La ragazzina si fermò per un secondo, voltandosi a guardarla.
“Non c’è posto peggio di questo, e poi anche noi siamo militari, è una missione la tua dopotutto”
La ragazza decise finalmente di alzarsi, il torpore l’aveva abbandonata..
“Si … hai ragione … devo vivere … devo farlo anche per voi.”
Mal frase suono priva di ogni condizione






“Entra Bianco…”
La voce rispose prontamente al bussare, non si stupì della reazione fulminea del suo superiore, Nero era fatto così, lui sapeva sempre ogni cosa, era il suo dono.
“Scusa se ti ho fatto aspettare…”
“Non preoccuparti, sei arrivata anche prima del previsto, Rosso deve dei soldi ad Azul grazie a te … Cosa hai deciso di fare?”
“… Nero, io …”
“No , nemmeno Viola può venire con te, è una cosa che devi fare da sola, mi dispiace”
Il silenzio cadde tra i due, Nero si voltò e prese un cofanetto sulla scrivania.
“Presto incontrerai due persone, un uomo e una Aeon, loro sapranno chi sei, ti scorteranno fino a Timber, da quel momento sarai sola e già allora non ti ricorderai più di noi, è la regola”
“Se sai che ci porterà alla morte, perché vuoi allearti con Astera? Perché permetti solo a me di andarmene?”
La voce era supplicante, si sentiva a pezzi …
“…”
“Almeno quello di..”
“Conosci il Lilium?”

Bianco rimase interdetta da quella frase, cosa centrava ora quella preghiera?
“s…si..”
“Molti la fraintendono, non ne capiscono il vero significato… Bianco i nostri nomi non sono un caso, il tuo nome è il motivo per cui te ne devi andare, da sola… ”

L’uomo prese un vecchio libro e lo diede a Bianco, il titolo era scritto in delicate parole dorate…
“Poesie”
”Leggilo e forse capirai il perché di questa scelta”






Os iusti meditabitur sapientiam,
Et lingua eius loquetur indicium.

Beatus vir qui suffert tentationem,
Quoniqm cum probates fuerit accipient coronam vitae.

Kyrie, fons bonitatis.
Kyrie, ignis divine, eleison.

O quam sancta, quam serena,
Quam benigma, quam amoena esse Virgo creditur.
O quam sancta, quam serena,
Quam benigma, quam amoena,
O castitatis lilium.

Kyrie, fons bonitatis.
Kyrie, ignis divine, eleison.

O quam sancta, quam serena,
Quam benigma, quam amoena,
O castitatis lilium.




 ~ Cosmos ~

The avenger is roaming through the land
Ready for the clash, for the lasting gash
Mothers kissing sons with a staff in hands
The bride is shining when the groom is gold

The Spirit is over town, waiting for me to hit the floor
Blooming white sky for the voice of one calling tonight
Tonight fate is the red crown, the red crown around your door
Time is scattering the seeds of the mourning daylight

Shouting worship choked in a wave of silver
The offering’s grief for Deceiver’s pride,
Salvation man is a cup of fire
But hope is the star on a morning tide
But hope is the star on a morning tide

The Pilgrims are gathering and the marching band, the marching band’s howling
Compassion is the flag a righteous man, a righteous man will hold
The Pilgrims are gathering and the marching band, the marching band’s howling
Compassion is the flag a righteous man, a righteous man will hold

The Spirit is over town, waiting for me to hit the floor
Blooming white sky for the voice of one calling tonight
Tonight fate is the red crown, the red crown around your door
Time is scattering the seeds of the mourning daylight

The Spirit is over town, waiting for me to hit the floor
Blooming white sky for the voice of one calling tonight
Tonight fate is the red crown, the red crown around your door
Time is scattering the seeds of the mourning daylight

The Spirit is over town, waiting for me to hit the floor
Blooming white sky for the voice of one calling tonight
Tonight fate is the red crown, the red crown around your door
Time is scattering the seeds of the mourning daylight

~Cosmos - End~
 ~Chaos~

The Messenger is standing at the gate
Ready to let go, ready for the crush
Too late for whispers, too late for the blush
The past is Mercy when the future’s glow

Kneeling journey dressed in a cloak of shadows
The hunting’s grim for the innocent eyes
Communion’s prey is a cup of sorrows
But faith is colours for the humbling cries

The Pilgrims are gathering and the marching band, the marching band’s howling
Compassion is the flag a righteous man, a righteous man will hold
The Pilgrims are gathering and the marching band, the marching band’s howling
Compassion is the flag a righteous man, a righteous man will hold

The Spirit is over town, waiting for me to hit the floor
Blooming white sky for the voice of one calling tonight
Tonight, fate is the red crown, the red crown around your door
Time is scattering the seeds of the mourning daylight

~Chaos - End~





Edited by Juny - 11/9/2009, 19:49


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Tu lo sai cos'è un mostro?
Il mostro è quella creatura diversa da te.
Quella bestia che ti fa tanta paura.
Ma perché hai paura dei mostri?
Perché sai che possono farti del male, ti divoreranno.
Nessuno può salvarti dai mostri.
Gli eroi non esistono,
Di mostri invece ce ne sono fin troppi.
Indossano maschere per ingannarti.
Ti sorridono.
Pregustano il banchetto in cui sarai la loro portata più dolce.
Ti abbracciano.
Tastano la qualità della loro cena.
Ti allungano la mano.
Non vogliono che tu scappi.
Il mondo è composto dai mostri e dalle loro prede.
Io sono un mostro, tu la preda.
Ma sono buona e non ti mangerò.
Per ora.
Ti prometto che nessun altro oltre a me ti gusterà.
Come?
E' Semplice.
I mostri non mangiano i mostri.
Non essere preda, sii anche tu un mostro.
E insieme, varcheremo i giardini della Follia.

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Balamb, 9 anni dopo la battaglia di Dollet



La macchina sfrecciava sola sulla strada, che come un serpente tortuoso seguiva la costa, il cielo rosa e il sole che lentamente stava salendo in cielo, abbandonando l’orizzonte.
Le due ragazze stavano in silenzio, lasciando che la musica della radio invadesse il veicolo, almeno fino a quando Juny aprì la bocca.

“Scusami… Ferma un attimo”

La ragazza la volante si voltò a guardarla perplessa, aveva quindi rinunciato? Non aveva la forza di continuare quel viaggio?

“… Vuoi lasciar perdere vero? Non che me ne importi un gran che, per me era solo un passatempo”

“No ecco… Scusa… Devo fare la pipì”

Il vento soffiava delicato e la brezza marina accarezzava la ragazza, che con lo sguardo fissava il vuoto, era ancora fresca nella sua mente l’inizio di questa storia….



La sala di quella casa era riccamente adornata di foto e mobili antichi, i divanetti circondavano il tavolino in noce, sul quale fumavano due tazze da The.

“Il nostro incontro, quella sera a Balamb … Non riesco a credere nella maniera più assoluta che si sia trattato di un caso”

“…”

Juny ascoltava in silenzio la signora di fronte a lei, una donna di Dollet, una ex fanatica che combattè affianco a sua madre anni or sono.

“Perciò Miyu, noi due dobbiamo parlare”

“Non mi chiamo più così..”

Lentamente Juny bevve la sua tazza, rimanendo impassibile.

“Scusami…Miyu, sembra che tu non lo sappia ma… tua madre, Ariel Sayanai, non è morta, ancora oggi è ricoverata nell’istituto di sanità mentale che si trova sull’isola di Bala, poco lontano da qui”

Fu come ricevere una scarica elettrica da 1000 volt, la ragazza rimase paralizzata, con gli occhi sbarrati e la bocca mezz’aperta.

“E’ li da parecchio tempo, io sono anche andata a trovarla una volta … chissà se avrei dovuto dirtelo. Ero confusa già dopo aver contattato la tua amica”


La donna bevve un sorso di te, osservando la reazione della ragazza di fronte a lei. Poi riprese il suo discorso.

“E comunque, quelle come te e me … Quelle come me e te portano sempre qualche nuova sventura alle persone che amano. Se vuoi andare a trovarla e se ti va bene… potrei accompagnarti.”

“Non preoccuparti zia, l’accompagno io”

Pesmerga finalmente arrivò nella saletta, interrompendo la tensione nella stanza.

“Peg! Da quanto sei qui?”

“Non preoccuparti zia, ultimamente ho un sacco di tempo libero, Juny ti accompagno io, va bene?”




“Scusa, avevo solo quel foglietto”

“No.. fa niente.”

Le due ragazze avevano ripreso a viaggiare, in poco tempo avrebbero raggiunto il traghetto e l’isola, il sole era ormai sorto e Juny sembrava più tranquilla rispetto a poche ore prima.

“Non potevo saperlo ma, anch’io ho già incontrato tua madre, mi ci portò la zia quando ero una bambina. Mi era sembrata una bellissima persona, però gli altri non percepivano ne vedevano nulla, nemmeno io notavo nulla di strano. Mentre la zia…”

Fermò il dialogo un paio di secondi, guadando il finestrino retrovisore e cambiando marcia.

“Lei non ha mai detto nulla però… credo che abbia visto qualcosa di davvero spaventoso. Dopo la visita non riusciva più dormire, dice che se chiude a lungo gli occhi la vede di nuovo perciò… Ha paura di dormire.”

Juny non rispose, rimase a fissare fuori dal finestrino, Pesmerga tuttavia conosceva l’amica, sapeva che stava ascoltando.

“Per un po’ la zia ha pensato al suicidio, una volta esagerò con gli psicofarmaci… e riprese conoscenza dopo due giorni. Per diverse settimane non ricordava nulla. E’ per questo che non voglio che la incontri di nuovo…Scusami Juny”

“Capisco, non ti preoccupare”

Pesmerga era perplessa, Juny era più silenziosa e remissiva del solito, era chiaro che per la prima volta nella sua vita la vedeva impaurita…



Arrivarono finalmente al centro di ricovero, Juny scese silenziosa dalla macchina, mentre Pesmerga stava distrattamente raccogliendo le sue cose sul baule posteriore.
Solo dopo aver chiuso la macchina vide lo sguardo sorpreso dell’amica, e due persone sconosciute.
Infine Juny parlò.

“Diil, Che ci fai qui?”

L’uomo guardò impassibile la ragazza, vestiva un lungo kimono bianco, dietro a cui si nascondeva una ragazza dai lunghi capelli verde scuro, che silenziosamente con la mano salutava le nuove arrivate.

“Sapevo che un giorno saresti riuscita a trovare questo posto, tuttavia devo ammettere che il nostro incontro è stato puramente casuale.”

L’uomo si voltò, iniziando a incamminarsi verso la struttura, seguito da Juny e Pesmerga

“Tu non hai mai creduto nel caso.”

Diil si fermò e sorrise alla ragazza

“Quando eri ancora una bambina, pensavo che ti avrei informato di … questa storia, una volta raggiunti i dodici anni.”

L’uomo riprese a camminare, raggiungendo l’ingresso.

“Ma poi raggiunta quell’età decisi che sarebbe stato meglio aspettare che compiessi vent’anni”

Juny resto in silenzio ad ascoltare il suo tutore, osservando cupa la casa di cura, alle parole di Diil sorrise, probabilmente furono le parole più gentili ricevute da quell’uomo in tutta la sua vita.
Il mondo era strano, fino a ieri non sentiva nemmeno il bisogno di sapere che fine avese fatto il cadavere di sua madre, per lei bastavano Diil e Hope come genitori, e Pesmerga come amica….

“Non ti preoccupare. Non credo che incontrarla abbia un significato particolare. Persino la Kanesada, la spada di famiglia, è andata perduta.”

Riaprì gli occhi, osservando l’ingresso del centro di recupero, quel posto le pareva triste, morto…

“Solo…Come figlia vorrei conservare un ricordo puro di mia madre. Chiedermi se le somiglio, cose così”


Lo sguardo cadde a terra, vacuo e depresso, forse cose così banali per lei erano effettivamente un ‘utopia.

“Tutto qui”




Non era diverso da altri ospedali o centri di igiene mentale, l’accesso alle stanze e alle aree private dei pazienti era riservato solo allo staff medico e ai famigliari più stretti, per mantenere un ambiente tranquillo e mite, per impedire ai pazienti i agitarsi più del dovuto.
Di conseguenza Juny e Pesmerga aspettarono nella sala d’attesa, insieme a Hope, fu Diil ad entrare accompagnato da un ‘ infermiera.
Lo spettacolo a un primo approccio poteva sembrare ironico, quasi ridicolo, un uomo che fissava un televisore spento e rideva si tanto in tanto, quasi stessero trasmettendo uno show sensazionale, una donna urlava maledizioni agli infermieri, dicendo che lei, reincarnazione di artemisia, avrebbe fermato per sempre il loro tempo, gli inservienti, probabilmente non intimoriti da una donna in vestaglia con un cappello di carta stagnola, non sembravano dare peso alle sue maledizioni.
Infine Diil si fermò, poco davanti a lui stavano due uomini in pigiama, immobili a fissare una giovane donna, dai lunghissimi capelli neri, dritta in piedi sul tavolo, impegnata a fissare con uno sguardo assente il soffitto, indossava solo una vestaglia mezza trasparente.
Fu l’infermiera a interrompere il momento.

“Ariel! E’ venuto a trovarti il signor Fenrir”

La reazione di Ariel fu lenta e distaccata, il capo si inclinò leggermente, portando lo sguardo vacquo dal soffitto agli occhi di Diil, che lentamente si avvicinò alla donna, prendendola per una mano e aiutandola a scendere.
Ariel senza dire nulla si fece aiutare, Diil la prese in braccio e uscì dalla stanza, senza dire una parola.
Fenrir camminava per il lungo corridoio bianco, la parete alla sua sinistra era composta da una lunga vetrata che dava sul giardino interno del centro, le grandi querce facevano piovere le loro foglie dorate, annunciando l’arrivo dell’autunno.
Alla fine Ariel interruppe il suo silenzio.

“Utero… Nel mio utero le bambine si stanno scatenando … e’ stato di nuovo versato tanto sangue.”

Fissava con sguardo perso Diil, che stavolta non ricambiava la cortesia, impegnato a camminare in silenzio dritto per la sua strada, diretto verso la camera della donna che portava in braccio.

“Complottano sempre cose malvagie … e mi mettono sempre nei guai quei diavoli.”

“Già, ci penso dopo io a rimproverarle quelle monelle, però devi promettermi che non uscirai più conciata così dalla tua stanza.”

Diil finalmente rispose, con voce calma e accomodante, stava varcando la porta della camera di Ariel quando riprese a parlare.

“Oggi, vorrei chiederti un consiglio riguardo a una cosa…”





"NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO"

L'urlo spaccò il silenzio e la quiete di quel luogo.
L'aveva riconosciuta quelle voce, Juny era rimasta pietrificata da quel verso straziante

"IIIH! IIIH! IIIH!"

Hope si alzò di corsa dalla sua sedia e corse ad abbracciare stretto la figlioccia, che non reagì, il volto era tirato in una smorfia di terrore e stupore.
Pesmerga rimase immobile spaventata.

"IYAAAAAAAAAAAAAAAAAA"

Le urla continuarono per un'oretta.
Un'ora di dura e straziante agonia.
Poi cadde il silenzio, tutto tornò come prima di quelle urla tremende, Diil raggiunse le donne.

"Per oggi non credo si riprenderà"

Sbuffò, tra il dispiaciuto e il seccato, guardava Juny e capiva che a ragazza ora era nel panico più totale.

"Proveremo a parlarle quando si sarà calmata... Mi dispiace. Vieni Hope, dobbiamo andare."


Hope lasciò le mani di Juny, raggiungendo Diil, con un silente gesto della mano salutò le due donne.



La macchina stava tornando sui suoi passi, ripercorrendo la lunga strada costiera, erano ore che Juny non parlava e Pesmerga non sopportava di vederla così depressa.

"Forse tua madre non voleva che tu vedessi quello che ha visto la Zia Rose. L'anima di tua madre e il suo cuore cono ancora incorrotti. credo.."

Juny chinò maggiormente il capo emanando un semplice mugolio.

"Stai bene?"

"No, scusa, devo fare la Pipì"

"DI NUOVO?"

La macchina si fermò vicino a un 'area picnic sulla spiaggia, Juny prese dei fazzoletti e corse sulla spiaggia, mentre Pesmerga si mise a guardare il panorama.
Almeno fino a quando non notò l'amica a fare pipì nel mare...

Passarono una decina di minuti, Juny tornò rilassata verso l'auto trovando sulla sua strada una Pesmerga imbarazzata.

"Senti se ti va...che ne dici di andare a riposare da qualche parte"

"..."


Pesmerga si avvicinò all'amica prendendole timidamente una mano.

"Io sono Lesbica"

"Lo so, ho conosciuto persone come te in passato, l'ho capito subito"


Il volto di Pesmerga si avvicinò a quello di Juny

"Inoltre, se vengo provocata, finisco per fraintendere.."


Juny non arretrò

"Tranquilla... io non ho un ragazzo, e nemmeno una ragazza."

Infine le labbra delle due ragazze si toccarono, per non separarsi più per molto tempo...




<continua>





Edited by Juny - 13/11/2009, 14:38


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Tu lo sai cos'è un mostro?
Il mostro è quella creatura diversa da te.
Quella bestia che ti fa tanta paura.
Ma perché hai paura dei mostri?
Perché sai che possono farti del male, ti divoreranno.
Nessuno può salvarti dai mostri.
Gli eroi non esistono,
Di mostri invece ce ne sono fin troppi.
Indossano maschere per ingannarti.
Ti sorridono.
Pregustano il banchetto in cui sarai la loro portata più dolce.
Ti abbracciano.
Tastano la qualità della loro cena.
Ti allungano la mano.
Non vogliono che tu scappi.
Il mondo è composto dai mostri e dalle loro prede.
Io sono un mostro, tu la preda.
Ma sono buona e non ti mangerò.
Per ora.
Ti prometto che nessun altro oltre a me ti gusterà.
Come?
E' Semplice.
I mostri non mangiano i mostri.
Non essere preda, sii anche tu un mostro.
E insieme, varcheremo i giardini della Follia.

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° Account di Diil °





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EXP fin qui: 7

Gimme siren, child and do you hear me?
Gimme siren, child, and do you hear me call?
Sing, Child, of right and wrong!
- gimme things that don't last long
Gimme siren, child, and do you hear me call?
. SING . THIS . CORROSION . TO . ME .


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Scheda Tecnica

CITAZIONE
- Di notte, - sentenziava un vecchio Proverbio, - tutti i gatti sono bigi. - E io son nero, - disse un gatto nero attraverso la strada. - E' impossibile: i Vecchi Proverbi hanno sempre ragione. - Ma io sono nero lo stesso, - ripeté il gatto. Per la sorpresa e per l'amarezza il Vecchio Proverbio cadde dal tetto e si ruppe una gamba. Un altro Vecchio Proverbio andò a vedere una partita di calcio, prese da parte un giocatore e gli sussurrò nell'orecchio: - Chi fa da sé fa per tre! - Il calciatore si provò a giocare al pallone da solo, ma era una noia da morire e non poteva vincere mai, perciò fece ritorno in squadra. Il Vecchio Proverbio, per il disappunto, si ammalò e dovettero levargli le tonsille. Una volta tre Vecchi Proverbi si incontrarono e avevano appena aperto bocca che cominciarono a litigare: - Chi bene comincia è a metà dell'opera, - disse il primo. - Niente affatto, - disse il secondo, - la virtù sta nel mezzo. - Gravissimo errore, - esclamò il terzo, - il dolce è in fondo. Si presero per i capelli e sono ancora lì che se le dànno. Poi c'è la storia di quel Vecchio Proverbio che aveva voglia di una pera, e si mise sotto l'albero, e intanto pensava «Quando la pera è matura casca da sé». Ma la pera cascò soltanto quando fu marcia fradicia, e si spiaccicò sulla zucca del Vecchio Proverbio, che per il dispiacere diede le dimissioni. [Vecchi Proverbi, Favole al Telefono - Gianni Rodari]

 
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