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Balamb, 9 anni dopo la battaglia di Dollet La macchina sfrecciava sola sulla strada, che come un serpente tortuoso seguiva la costa, il cielo rosa e il sole che lentamente stava salendo in cielo, abbandonando l’orizzonte. Le due ragazze stavano in silenzio, lasciando che la musica della radio invadesse il veicolo, almeno fino a quando Juny aprì la bocca.
“Scusami… Ferma un attimo”
La ragazza la volante si voltò a guardarla perplessa, aveva quindi rinunciato? Non aveva la forza di continuare quel viaggio?
“… Vuoi lasciar perdere vero? Non che me ne importi un gran che, per me era solo un passatempo”
“No ecco… Scusa… Devo fare la pipì”
Il vento soffiava delicato e la brezza marina accarezzava la ragazza, che con lo sguardo fissava il vuoto, era ancora fresca nella sua mente l’inizio di questa storia….
La sala di quella casa era riccamente adornata di foto e mobili antichi, i divanetti circondavano il tavolino in noce, sul quale fumavano due tazze da The.
“Il nostro incontro, quella sera a Balamb … Non riesco a credere nella maniera più assoluta che si sia trattato di un caso”
“…”
Juny ascoltava in silenzio la signora di fronte a lei, una donna di Dollet, una ex fanatica che combattè affianco a sua madre anni or sono.
“Perciò Miyu, noi due dobbiamo parlare”
“Non mi chiamo più così..”
Lentamente Juny bevve la sua tazza, rimanendo impassibile.
“Scusami…Miyu, sembra che tu non lo sappia ma… tua madre, Ariel Sayanai, non è morta, ancora oggi è ricoverata nell’istituto di sanità mentale che si trova sull’isola di Bala, poco lontano da qui”
Fu come ricevere una scarica elettrica da 1000 volt, la ragazza rimase paralizzata, con gli occhi sbarrati e la bocca mezz’aperta.
“E’ li da parecchio tempo, io sono anche andata a trovarla una volta … chissà se avrei dovuto dirtelo. Ero confusa già dopo aver contattato la tua amica”
La donna bevve un sorso di te, osservando la reazione della ragazza di fronte a lei. Poi riprese il suo discorso.
“E comunque, quelle come te e me … Quelle come me e te portano sempre qualche nuova sventura alle persone che amano. Se vuoi andare a trovarla e se ti va bene… potrei accompagnarti.”
“Non preoccuparti zia, l’accompagno io”
Pesmerga finalmente arrivò nella saletta, interrompendo la tensione nella stanza.
“Peg! Da quanto sei qui?”
“Non preoccuparti zia, ultimamente ho un sacco di tempo libero, Juny ti accompagno io, va bene?”
“Scusa, avevo solo quel foglietto”
“No.. fa niente.”
Le due ragazze avevano ripreso a viaggiare, in poco tempo avrebbero raggiunto il traghetto e l’isola, il sole era ormai sorto e Juny sembrava più tranquilla rispetto a poche ore prima.
“Non potevo saperlo ma, anch’io ho già incontrato tua madre, mi ci portò la zia quando ero una bambina. Mi era sembrata una bellissima persona, però gli altri non percepivano ne vedevano nulla, nemmeno io notavo nulla di strano. Mentre la zia…”
Fermò il dialogo un paio di secondi, guadando il finestrino retrovisore e cambiando marcia.
“Lei non ha mai detto nulla però… credo che abbia visto qualcosa di davvero spaventoso. Dopo la visita non riusciva più dormire, dice che se chiude a lungo gli occhi la vede di nuovo perciò… Ha paura di dormire.”
Juny non rispose, rimase a fissare fuori dal finestrino, Pesmerga tuttavia conosceva l’amica, sapeva che stava ascoltando.
“Per un po’ la zia ha pensato al suicidio, una volta esagerò con gli psicofarmaci… e riprese conoscenza dopo due giorni. Per diverse settimane non ricordava nulla. E’ per questo che non voglio che la incontri di nuovo…Scusami Juny”
“Capisco, non ti preoccupare”
Pesmerga era perplessa, Juny era più silenziosa e remissiva del solito, era chiaro che per la prima volta nella sua vita la vedeva impaurita…
Arrivarono finalmente al centro di ricovero, Juny scese silenziosa dalla macchina, mentre Pesmerga stava distrattamente raccogliendo le sue cose sul baule posteriore. Solo dopo aver chiuso la macchina vide lo sguardo sorpreso dell’amica, e due persone sconosciute. Infine Juny parlò.
“Diil, Che ci fai qui?”
L’uomo guardò impassibile la ragazza, vestiva un lungo kimono bianco, dietro a cui si nascondeva una ragazza dai lunghi capelli verde scuro, che silenziosamente con la mano salutava le nuove arrivate.
“Sapevo che un giorno saresti riuscita a trovare questo posto, tuttavia devo ammettere che il nostro incontro è stato puramente casuale.”
L’uomo si voltò, iniziando a incamminarsi verso la struttura, seguito da Juny e Pesmerga
“Tu non hai mai creduto nel caso.”
Diil si fermò e sorrise alla ragazza
“Quando eri ancora una bambina, pensavo che ti avrei informato di … questa storia, una volta raggiunti i dodici anni.”
L’uomo riprese a camminare, raggiungendo l’ingresso.
“Ma poi raggiunta quell’età decisi che sarebbe stato meglio aspettare che compiessi vent’anni”
Juny resto in silenzio ad ascoltare il suo tutore, osservando cupa la casa di cura, alle parole di Diil sorrise, probabilmente furono le parole più gentili ricevute da quell’uomo in tutta la sua vita. Il mondo era strano, fino a ieri non sentiva nemmeno il bisogno di sapere che fine avese fatto il cadavere di sua madre, per lei bastavano Diil e Hope come genitori, e Pesmerga come amica….
“Non ti preoccupare. Non credo che incontrarla abbia un significato particolare. Persino la Kanesada, la spada di famiglia, è andata perduta.”
Riaprì gli occhi, osservando l’ingresso del centro di recupero, quel posto le pareva triste, morto…
“Solo…Come figlia vorrei conservare un ricordo puro di mia madre. Chiedermi se le somiglio, cose così”
Lo sguardo cadde a terra, vacuo e depresso, forse cose così banali per lei erano effettivamente un ‘utopia.
“Tutto qui”
Non era diverso da altri ospedali o centri di igiene mentale, l’accesso alle stanze e alle aree private dei pazienti era riservato solo allo staff medico e ai famigliari più stretti, per mantenere un ambiente tranquillo e mite, per impedire ai pazienti i agitarsi più del dovuto. Di conseguenza Juny e Pesmerga aspettarono nella sala d’attesa, insieme a Hope, fu Diil ad entrare accompagnato da un ‘ infermiera. Lo spettacolo a un primo approccio poteva sembrare ironico, quasi ridicolo, un uomo che fissava un televisore spento e rideva si tanto in tanto, quasi stessero trasmettendo uno show sensazionale, una donna urlava maledizioni agli infermieri, dicendo che lei, reincarnazione di artemisia, avrebbe fermato per sempre il loro tempo, gli inservienti, probabilmente non intimoriti da una donna in vestaglia con un cappello di carta stagnola, non sembravano dare peso alle sue maledizioni. Infine Diil si fermò, poco davanti a lui stavano due uomini in pigiama, immobili a fissare una giovane donna, dai lunghissimi capelli neri, dritta in piedi sul tavolo, impegnata a fissare con uno sguardo assente il soffitto, indossava solo una vestaglia mezza trasparente. Fu l’infermiera a interrompere il momento.
“Ariel! E’ venuto a trovarti il signor Fenrir”
La reazione di Ariel fu lenta e distaccata, il capo si inclinò leggermente, portando lo sguardo vacquo dal soffitto agli occhi di Diil, che lentamente si avvicinò alla donna, prendendola per una mano e aiutandola a scendere. Ariel senza dire nulla si fece aiutare, Diil la prese in braccio e uscì dalla stanza, senza dire una parola. Fenrir camminava per il lungo corridoio bianco, la parete alla sua sinistra era composta da una lunga vetrata che dava sul giardino interno del centro, le grandi querce facevano piovere le loro foglie dorate, annunciando l’arrivo dell’autunno. Alla fine Ariel interruppe il suo silenzio.
“Utero… Nel mio utero le bambine si stanno scatenando … e’ stato di nuovo versato tanto sangue.”
Fissava con sguardo perso Diil, che stavolta non ricambiava la cortesia, impegnato a camminare in silenzio dritto per la sua strada, diretto verso la camera della donna che portava in braccio.
“Complottano sempre cose malvagie … e mi mettono sempre nei guai quei diavoli.”
“Già, ci penso dopo io a rimproverarle quelle monelle, però devi promettermi che non uscirai più conciata così dalla tua stanza.”
Diil finalmente rispose, con voce calma e accomodante, stava varcando la porta della camera di Ariel quando riprese a parlare.
“Oggi, vorrei chiederti un consiglio riguardo a una cosa…”
"NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO"
L'urlo spaccò il silenzio e la quiete di quel luogo. L'aveva riconosciuta quelle voce, Juny era rimasta pietrificata da quel verso straziante
"IIIH! IIIH! IIIH!"
Hope si alzò di corsa dalla sua sedia e corse ad abbracciare stretto la figlioccia, che non reagì, il volto era tirato in una smorfia di terrore e stupore. Pesmerga rimase immobile spaventata.
"IYAAAAAAAAAAAAAAAAAA"
Le urla continuarono per un'oretta. Un'ora di dura e straziante agonia. Poi cadde il silenzio, tutto tornò come prima di quelle urla tremende, Diil raggiunse le donne.
"Per oggi non credo si riprenderà"
Sbuffò, tra il dispiaciuto e il seccato, guardava Juny e capiva che a ragazza ora era nel panico più totale.
"Proveremo a parlarle quando si sarà calmata... Mi dispiace. Vieni Hope, dobbiamo andare."
Hope lasciò le mani di Juny, raggiungendo Diil, con un silente gesto della mano salutò le due donne.
La macchina stava tornando sui suoi passi, ripercorrendo la lunga strada costiera, erano ore che Juny non parlava e Pesmerga non sopportava di vederla così depressa.
"Forse tua madre non voleva che tu vedessi quello che ha visto la Zia Rose. L'anima di tua madre e il suo cuore cono ancora incorrotti. credo.."
Juny chinò maggiormente il capo emanando un semplice mugolio.
"Stai bene?"
"No, scusa, devo fare la Pipì"
"DI NUOVO?"
La macchina si fermò vicino a un 'area picnic sulla spiaggia, Juny prese dei fazzoletti e corse sulla spiaggia, mentre Pesmerga si mise a guardare il panorama. Almeno fino a quando non notò l'amica a fare pipì nel mare...
Passarono una decina di minuti, Juny tornò rilassata verso l'auto trovando sulla sua strada una Pesmerga imbarazzata.
"Senti se ti va...che ne dici di andare a riposare da qualche parte"
"..."
Pesmerga si avvicinò all'amica prendendole timidamente una mano.
"Io sono Lesbica"
"Lo so, ho conosciuto persone come te in passato, l'ho capito subito"
Il volto di Pesmerga si avvicinò a quello di Juny
"Inoltre, se vengo provocata, finisco per fraintendere.."
Juny non arretrò
"Tranquilla... io non ho un ragazzo, e nemmeno una ragazza."
Infine le labbra delle due ragazze si toccarono, per non separarsi più per molto tempo...
<continua>
Edited by Juny - 13/11/2009, 14:38 |