E finalmente, dopo tante disavventure, la mia stanza.
Posai a terra i bagagli, mentre la porta si chiudeva autonomamente dietro di me. Quel solo avvenimento mi immerse in una strana..serenità.
La stanza era piccola, grigia, anonima, anche un po' fredda. Non che deludesse chissà quali illusioni. D'altronde, era una camera che aspettava qualcosa, cioè
me.
Buffo. Tutta una mattinata a girare per il Garden, ed ecco che solo mettendo piede in quello che sarebbe stato il mio rifugio per un bel po'..calava su di me un leggero velo di malinconia, che dipinse nel mio viso un sorriso lieve, da vecchio che guarda alla propria giovinezza, bellissima ma perduta.
Volli piangere. Resistetti. Che diavolo, non ho pianto alla morte della nonna e oso piangere ora ? Dannato sonno arretrato che abbassa le mie difese emotive.
Volli dormire..ma non ancora..c'era da sistemare le cose..non è solo seccatura, è come firmare il contratto con cui quella stanza sarebbe stata mia e soltanto mia..ci avrei messo pochi minuti.
Poggiai la prima valigia nel letto, pardon, materasso. Dentro vi erano i vari vestiti che ero riuscito ad acquistare con il magro stipendio da scaricatore dopo aver abbandonato l'esercito..e la mia famiglia. Dei vecchi abiti erano rimasti solo due: una giacca elegante che un tempo apparteneva a mio padre, e una maglietta a cui tenevo molto e che proprio
per questo non indossavo mai.
Aprii l'armadio. Dentro c'erano le lenzuola, il cuscino e una trapunta marrone scuro. Dall'odore di polvere e naftalina, avevano l'aria di avermi atteso per molto. Li abbandonai sulla scrivania alla sinistra del letto, ed iniziai a sistemare i vestiti. Quindi, designai un piccolo spazio fra l'armadio ed un angolo della stanza come parcheggio per i bagagli, sperando di non doverli usare più per un botto di tempo. Ero un po' stanco di fuggire.
Da quanto tempo li possedevo ? Quello più recente era quello che avevo appena aperto, molto resistente, conteneva una grossa collezione di libri che sistemai negli scaffali sopra la scrivania. Gli argomenti che trattavano erano vari, Paramagia, Scienza, ma sopratutto Storia e tantissima narrativa. Segretamente nascosta in una delle tasche della valigia c'era la custodia dei miei occhiali da lettura, di cui un po' mi vergognavo. La lasciai sopra ad una copia di un romanzo fantascientifico.
(
Che strano..sento come la voce di un saxofono iniziare a suonare nei meandri della mia mente..con quella sua voce che è la malinconia impressa nel suono)
C'era altra roba nella valigia, ma preferii lasciarla lì. Temporaneamente.
Cosa mi mancava..uff..presi il borsone, lo aprii, vi trovai l'accappatoio(verde scuro, fregato senza ritegno all'Esercito Estheriano), robaccia per la doccia comprati in un discount, una vasta scelta di mutande e calzini. Li sistemai pigramente nei due cassetti della parte inferiore dell'armadio e...un attimo.
Infilato fra due mutande c'era una busta da lettere. Non me n'ero accorto. In realtà la busta(di plastica) che conteneva calze e mutande m'era stata consegnata dalla nonna paterna(l'acquisto di biancheria intima mi insospettiva), però stranamente non immaginavo che l'avrebbero usato per comunicarmi qualcosa..
...non ce la feci ad aprirla subito. Già da Reno avevo avuto dei brutti momenti con quella diavolo di chitarra acustica e il ricordo di chi la suonava. Preferii abbandonarla sulla scrivania..anzi, nel cassetto della scrivania. L'avrei letta dopo, con calma.
Dov'ero rimasto ? Il borsone nascondeva certo altre cose che non erano entrate nelle valigie(perloppiù magliette), ma avevo bisogno d'altro prima..da una tasca dello zaino trassi fuori il lettore Cd. Dentro c'era il disco con cui m'ero addormentato, dal titolo
Cowboy B... e le restanti lettere oscurate da uno squarcio dovuto ad una brutta caduta. Il lato "registrato" fortunatamente si sentiva ancora. Mi misi il lettore in tasca e cercai con i tasti di ricerca la musica che m'interessava..era musica molto strana, mista, c'era jazz degli anni d'oro, blues, country, pezzi acustici ed in parte lirici, addirittura un paio di canzoni heavy metal. I tizi che l'avevano inciso s'erano voluti realmente divertire.
Tornai indietro fino alla prima traccia, lasciai lavorare il lettore, partì un pezzo degli anni migliori del jazz estremamente travolgente. Un'orchestra che decollava, ogni strumento pensava contemporaneamente a se e agli altri, ed alternava generosamente fasi d'accompagnamento e di solo, come in una festa. Il ritmo partiva rapido con un coro di trombe, poi rallentava, lasciando solo il contrabbasso, quindi proseguiva travolgendomi. Era perfetto.
Finii di sistemare le mie cose(lasciando per ultime quelle piu' "pericolose"), quindi presi lenzuola e coperta e risistemai il letto..il pezzo finì ma fortunatamente la funzione shuffle scelse un altro brano jazz..c'era roba pericolosa in quel disco..un sax tenore cantava in maniera rapida ed energica, mentre un pianoforte gli rispondeva e batteria e basso svolgevano il loro obbligatorio compito di rendere unica l'atmosfera..il letto era apposto, con tanto di pigiama sotto il cuscino.
L'idea di abbandonarmici per qualche ora, stranamente, non trovava neanche spazio nella mia mente.
Passai al materiale ad alto potenziale emotivo. Anzi no. Prima, presi con una particolare cura i quaderni conservati nello zaino dentro a ben tre buste di plastica(una dentro l'altra), e li sistemai nel cassetto, assieme ad un paio di buste di penne nere(ne perdevo almeno una al giorno, meglio premunirsi), matite, gomme e quant'altro.
Dei quaderni, tre erano già pieni, ed il quarto che stavo iniziando prese dimora sopra la scrivania, giusto per ricordarmelo.
Ed ora..si, mi toccava. Gradualmente, però, suvvia. Fra borsone e zaino custodivo tutto ciò che si potrebbe definire "raccoglitore di ricordi", cioè poster, disegni, specialmente foto. E avevo paura dei ricordi che m'avrebbero suggerito, e delle emozioni che m'avrebbero trasportato.
Sopra al letto, per la precisione nel muro dietro al cuscino, posizionai un poster raffigurante un uomo dai vestiti bizzarri, antichi ed un po' fastosi, da buffone o da bardo, con la gamba destra alzata fino ad incontrare con il piede la sinistra in una posa gioiosa, ed un flauto traverso portato alla bocca.
Vicino alla scrivania, invece, appesi una piccola cartina del mondo, vecchioccia, dei tempi delle elementari forse.
Mentre sulla parete in cui era addossato il lato lungo del letto..posti in modo da poterli vedere semplicemente girandomi alla mia sinistra, appesi un gran numero di disegni, tenuti elegantemente l'uno con l'altro da un unico spago fatto passare per un buchino nel loro retro.
Erano tanti, e sopratutto molto diversi, posti nel giusto ordine denotavano la crescita della mano della piccola artista, prima delle sagome buffe ed imprecise di uomini dietro ad un bancone, poi quadretti familiari colorati a pastelli con una tenerezza incredibile..a quel punto smisi di guardarli per bene.
Li sistemai partendo dai piedi del letto..rimaneva uno spazio desolatamente vuoto proprio accanto a dove avrei poggiato la testa..vabbè, dopo, forse, li avrei messi in un ordine migliore.
Mi sgranchii le braccia, poi la schiena ed il collo. Purtroppo le articolazioni non s'erano ancora decise a stare un po' bene..
Dai, sbrighiamo l'ultimo lavoro e concludiamo la faccenda.
Religiosamente custodite assieme ai libri, c'erano tre foto dentro tre cornici. Cercai vanamente di non guardarle. Non ci riuscii. Qualcosa di me voleva farlo.
Erano tutte e tre a colori. La prima raffigurava, con per sfondo uno squarcio della Esthar che pochi conoscono, quella bassa, un po' sporca ma molto più viva del grande centro ipertecnologico, un ragazzino quindicenne con i capelli castani tagliati cortissimi ed un vecchio vagabondo dall'aria straordinariamente imponente. Venni catturato dallo sguardo del vecchio Ezra, due occhi azzurri che parevano penetrarmi attraversando i tre anni, i settecento chilometri, ed il vetro spesso che ci divideva. Mi chiesi se da qualche parte poteva ancora vedermi, e se approvasse ciò che stavo per fare. Non fu un pensiero particolarmente confortante.
La seconda era rettangolare e molto lunga, dodici persone erano riunite in posa davanti ad un ristorante dall'imponente scritta
"Beatiful Reverie" nel frontone sopra di essi. Ai due lati c'erano i tre camerieri e i due aiutocuochi, che si saranno dopo neanche un anno licenziati. Al centro, invece, loro. Ed io.
Un uomo alto, quasi del tutto calvo, imponente ed un po' grosso, con una lunga barba nera. Al suo fianco, una donna, i lunghi capelli biondi che terminavano in dei meravigliosi boccoli incorniciavano un viso triangolare dalla pelle bianchissima e dagli occhi profondi. Un'espressione gentilissima. Per una mano teneva una bambina vestita in maglietta e pantaloncini di jeans, i capelli scuri tenuti lunghi, un viso gioioso, vitale ed energico. Era uno dei pochi periodi in cui non riusciva ad alzarsi dal letto per la mancanza di forze. Davanti ai suoi genitori, un ragazzo dal viso serio, piuttosto alto e ben piazzato, con i capelli castano scuri tenuti corti. E poi c'ero io.
L'ultima foto. Molto, molto recente, appena due anni, e lo si può capire subito. Foto di gruppo dei cadetti dell'esercito esthariano. Un enorme numero di facce, alcune anonime, altre così note che avrei voluto tornare indietro ad Esthar solo per prenderli a calci. Per la seconda volta.
Infine, una giovane donna con i capelli castani tenuti in una coda, gli occhi scuri serissimi, l'espressione severa e marziale. Il naso era integro, appuntito. L'avrebbe perso una settimana dopo.
Incredibilmente resistetti all'impulso di buttarmi a terra e sputare qualche lacrima neanche fosse veleno. Il bello è che non erano, come dire,
photos of ghosts. Erano tutti in vita(a parte Ezra). E tutti lasciati alle mie spalle.
Forse avrei dovuto bruciarle via e pensare solo al futuro radioso che avevo innanzi..un futuro in cui mi sarei identificato con il mio ideale. Ma che razza di uomo è uno che brucia il suo passato ? Beh, di certo non della mia.
Rimasi qualche minuto a chiedermi quale avrei dovuto lasciare sulla scrivania e quali no. Le scelsi entrambe e riuscii a trovare spazio per ambedue. Quindi, avendo finito, mi accomodai nella sedia e rimasi un attimo a fissare la camera, adesso che era così calorosamente addobbata.
Il lettore cd mise per l'occasione uno dei rari pezzi cantati. Un pianoforte accompagnava una voce femminile giovanile che sapeva riproporre la malinconia in un modo estremamente vitale ed incoraggiante.
"Sometimes I think oh yes
I'd move to where all the shooting stars are gone
With all of our wishes..."
Mi ricordai solo allora della lettera. Era una busta parecchio grossa, quasi della dimensione di un foto A4.
La aprii. Non riuscii a trarre fuori ciò che c'era dentro, era come incastrato..scuotendola un poco ne uscii fuori una lettera.
Inviata da Yvonne Reinhart.
(
Mamma ?)
Caro Mikael..
Scusami se sarò estremamente breve nonostante tutto il tempo che hai passato senza avere nostre notizie dirette, ma il lavoro è straordinariamente arduo senza di te, e per pagare degli aiutanti ho dovuto cercarmi un impiego.
Tranquillo, come leggerai non è nulla di grave, anzi. Il ristorante va meglio, tuo padre è riuscito ad inaugurare una nuova sala, che è poi una di quelle vecchie che abbiamo dovuto vendere. La gente, adesso che la pace è agli sgoccioli, si è fatta più propensa a divertirsi, e gli affari vanno quindi benissimo. Forse riusciremo a servire qualcos'altro che i soliti hamburger. Tuo fratello ha finalmente deciso a mettersi a studiare, e fra un caffè ed un altro si sta preparando agli esami di Architettura. Va così bene che quasi ci stupisce.
Tua sorella sta bene. Non migliora. Ma i medici per ora escludono alcun peggioramento. Prego ogni giorno Hyne che ci conceda un piccolo miracolo, ma sai quanto me che è schifosamente sordo.
In quanto a me..ti ho accennato all'impiego, no ? Mi sono decisa a metter da parte l'orgoglio personale e ho inviato una lettera ad un vecchio amico. Ho firmato un contratto con il "Messaggero di Esthar". Chissà se mi ricordo ancora come si fa a scrivere un articolo di giornale ?
Mikael..non credo potrò accettare mai la tua decisione. Non ho intenzione di addolcirti la pillola, ci hai ferito in una maniera spaventosa, e so già che quando inizierà questa dannata guerra non passerà giorno in cui non avrò una paura terribile di ricevere una telefonata da qualche funzionario del Garden piuttosto dispiaciuto..e dire che me ne bastava una di figlia in serio rischio di vita.
Ma la ammiro. Si, devo essere onesta. Hai fatto ciò che credevi giusto, e finché farai questo, non avrai nulla da rimpiangere. Prima o poi anche tuo padre lo capirà.
Approposito di lui, ha promesso di distruggere ogni tua lettera nell'attimo in cui la riceverà, e sai che lo farà. Ti lascio l'indirizzo del giornale, se hai voglia di parlare con la tua vecchia madre invia lì i tuoi messaggi, ti risponderò il prima possibile.
Beh..buona fortuna, e se ci riesci, divertiti.Tremavo. Commozione, nostalgia, un desiderio fortissimo e dolcissimo di ritornare bambino e cullarmi nell'abbraccio di mia madre..un attimo, c'è scritto dell'altro ?
PS: Il disegno allegato l'ha fatto Cecile. Ha detto che mi picchierà se non lo recapito, quindi per il mio stesso bene scrivile che l'hai avuto....presi la busta, strappai l'incarto con rapidita e precisione, sollevai il cartoncino.
C'era disegnato con i colori a pastello un giovane alto, ben messo di spalle, con i capelli lunghi fino alle spalle disordinati, una fronte alta con uno sguardo aperto ed un sorriso incoraggiante in viso. Indossava la divisa del Garden di Trabia.
Sotto c'era scritto:
Il mio fratellone Mikael
" Everything is clearer now
Life is just a dream you know
That's never ending
I'm ascending..
Posai delicatamente il disegno nella scrivania, reggendomi il viso con le mani. In realtà ridevo, arso da una tenerezza che mi faceva tremare neanche avessi la febbre, ma ridevo.
(
Dai, una me la posso concedere ?)
«Anche più di una. Hyne mio..anche più di una.»
Non c'era bisogno di autorizzarmi. Stavo già piangendo da un pezzo. Lacrime che scendevano silenziose su una bocca ridente ed incredibilmente felice d'esser viva.
Rimasi così per qualche minuto, finche' non mi sentii in grado di muovermi senza tremori. Raggiunsi il bagno, mi sciacquai per bene la faccia, quindi chiusi per bene le finestre, aprendo la luce.
Con estrema cura praticai un piccolo foro nel disegno, e lo appesi nello spazio rimasto accanto al mio letto.
Per ricordarmi chi ero, e sopratutto, chi avevo accanto. E per ricordarmi che né loro m'avevano lasciato alle spalle, né io l'avevo fatto. Né l'avrei mai fatto.
Dannazione..altre lacrime..ed un tepore tenero che m'avrebbe cullato fino al son


"Nel mondo oggi più di ieri domina l'ingiustizia,
ma di eroici cavalieri non abbiamo più notizia;
proprio per questo, Sancho, c'è bisogno soprattutto
d'uno slancio generoso, fosse anche un sogno matto."
Cadetto.
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